Napoli, i maschi a Marechiaro si stendono su un grande asciugamano e si fanno i grattini, si danno il cambio e si lamentano se uno salta un turno, un paio quasi si addormentano, non gli tolgo gli occhi di dosso, sembra un miracolo. Due di loro sono così belli che Virginia ed io ci guardiamo e ci viene da ridere. Ci piacciono tanto che la nostra vita sembra tutta sbagliata, e per un attimo ci passa davanti tutto quello che non siamo, e siccome sono così giovani ci sembra così tardi.

Più in là le ragazze carine stanno addosso solo a quelli ciccioni, litigano con tutti ma fanno sempre in modo che uno si stanchi e le prenda in braccio per buttarle in acqua. Io mi chiedo se i ciccioni non si accorgono di nulla o se scopano tutti i giorni tutto

il giorno. Penso al coraggio che ci vuole ad essere ciccioni, mi ricordo di qualcosa e mi copro con l’asciugamano.

Sul mare i ragazzini magri urlano e si tuffano e stanno nell’aria, è strano ma come cadono in acqua sono subito fuori.

Non gli serve neanche nuotare, appena toccano il mare sono di nuovo in piedi, asciutti capelli chiari, senza scampo allegri.

All’improvviso il loro pomeriggio mi sembra un girone infernale. Penso che non possono fermarsi perché lo scoglio non può reggerli tutti.
Se perdono il ritmo, mi dico, qui la roccia frana, e anneghiamo.

Devo dirlo o non dirlo a Virginia?

Ma poi scende l’ombra, e insieme un incantesimo per cui riprendono fiato, e non si tuffano più. Uno in acqua nuota in un piccolo cerchio. Cinque sono spariti. Tre sono fuori, e c’è quasi silenzio. Sembra li abbia presi un dubbio.

Stanchi ma in stato d’allerta guardano il mare e allora il mare si calma. E diventano tutti celesti. Un minuto. Due minuti. Ancora. Costume rosso, scarpe bianche, capelli scuri. Gabbiani enormi passano sulle loro teste come animali preistorici e penso alle foto che non faccio.

Quelli sull’asciugamano si toccano ancora, e cantano a una ragazza che non c’è. Non capisco nessuna parola.

Mi innamoro così tanto che mi innamoro della vita tutta intera e di Virginia, di nuovo, come se potessi ricordarla quando aveva la loro età.

Penso che il tempo in cui non la conoscevo non esista, perché questo momento lo divora.

Forse le cose che penso delle cose che vedo sono superflue. Forse il nostro sguardo è uno sguardo osceno. I miracoli non sono per noi, sono per nessuno.

I ragazzi non dovrebbero esser visti, ma restare segreti.

M A R E C H I A R O